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Caso di studio: l’assenza di un MOG comporta automaticamente responsabilità per la società?

7 Settembre 2022

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La società che si caratterizzi per l’assenza di un mogc (Modello di Organizzazione Gestione e Controllo), né dispone di un Organismo di Vigilanza, può ritenersi automaticamente responsabile per il comportamento anomalo di un dipendente? La responsabilità in capo all’ente è automatica?

In altre parole, cioè, se la società non ha adottato nessun tipo di precauzione non predisponendo un modello di organizzazione gestione e controllo (link) né conseguentemente ha nominato l’organismo di vigilanza vale a dire l’organismo preposto al controllo sull’attuazione del modello va incontro a delle responsabilità automaticamente?

Nel caso di specie ci interroghiamo se il comportamento colposo del dipendente produce degli effetti automatici in capo alla società.

Che cosa si intende per comportamento colposo? In diritto si intende un comportamento tenuto da un soggetto, quindi da una persona, e nel nostro caso un dipendente dell’azienda o dall’imprenditore stesso, che si caratterizzi per la presenza di uno dei seguenti elementi:

  • Imprudenza, vale a dire tenere dei comportamenti evidentemente contrastanti con le regole di sicurezza dettate dalla ragione o dall’esperienza: per esempio tizio durante una operazione di manutenzione non mette fuori servizio la linea trattandosi di un lavoro di breve durata che era stato fatto in precedenza allo stesso modo senza che vi fossero state delle conseguenze;
  • Negligenza, ovvero l’esecuzione di un compito in maniera superficiale senza prestare la dovuta attenzione (pensiamo ad esempio in ambito sanitario al medico che lascia all’interno del paziente una garza o un ferro operatorio);
  • Imperizia, ovvero quando qualcuno non ha le abilità richieste per svolgere un compito, una azione o un servizio (si pensi, ad esempio, a un medico chirurgo che non è in grado di distinguere diversi organi del corpo umano confondendoli gli uni con gli altri);
  • inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline, e questo è evidentemente chiaro.

Nel presente caso la Corte di Cassazione annullava la decisione della Corte d’appello perché aveva confermato la condanna della società per l’incidente sul lavoro occorso in danno di una dipendente per il solo fatto che l’azienda non aveva predisposto il modello di organizzazione gestione e controllo (MOGC).

La Corte di Cassazione ribadisce con questa sentenza un principio molto importante secondo il quale non vi è automatismo tra la violazione della normativa antinfortunistica e la mancata adozione di un modello organizzativo di gestione di controllo nonché la mancata nomina di un organismo di vigilanza, soprattutto quando il lavoratore infortunato è esperto e risulta impiegato in azienda da lungo corso ed è egli stesso ad aver dato causa all’infortunio.

Nel caso discusso nel corso del processo era successo infatti che la lavoratrice rimanesse ferita alla mano sinistra nelle operazioni di raddrizzamento di un cartone che non scorreva in modo corretto nella macchina piegatrice ed incollatrice a cui stava lavorando. La difesa della società sosteneva, infatti, che la lavoratrice infortunata aveva una grande esperienza e conosceva molto bene la propria mansione e i rischi inerenti a quel tipo specifico di attività, per cui diligenza e prudenza avrebbero dovuto indurre la lavoratrice a fermare la macchina sulla quale stava per inserire le proprie mani onde evitarne il ferimento. A queste obiezioni poi si aggiungeva il fatto che la Corte d’appello riteneva a priori inadeguate le condizioni del macchinario che interessato dall’incidente, nonostante che lo stesso fosse stato sottoposto a costanti revisioni periodiche, per altro a seguito di cospicui investimenti economici in tema di sicurezza. Infine, la Cassazione censurava il ragionamento della Corte d’appello per aver confermato la condanna della società nonostante la mancanza di un interesse o un vantaggio economico conseguenti alla violazione delle norme contro gli infortuni sul lavoro.

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Le motivazioni della sentenza sul punto dell’assenza del mogc e dell’automatica responsabilità della società

La Corte di Cassazione accogliendo il ricorso presentato dalla società va a demolire l’assunto secondo cui l’assenza di un modello organizzativo di gestione e controllo significa automaticamente responsabilità in capo alla società, ribadendo un principio che già era stato in passato affermato con una sentenza storica delle Sezioni Unite del 2014 (S.U. 38342/2014), relativa alla famosa vicenda della Thyssenkrupp. Infatti, la legge richiede che il reato sia stato commesso al fine di far avvantaggiare la società violando una delle leggi per le quali si applica il decreto legislativo n. 231/2001.

Ancora una volta si ribadiva il principio che la sussistenza dell’interesse ha natura soggettiva, e va valutato al momento della commissione del fatto, mentre il vantaggio ha natura oggettiva, e va valutato soltanto successivamente, in relazione ai benefici concreti di cui gode la società.

Coerentemente con quanto era stato affermato in altre precedenti sentenze la Corte di Cassazione ribadisce afferma ancora una volta il principio secondo il quale per contestare un illecito (vale a dire attribuire un reato ad una società) è necessario che il reato sia stato commesso dalla società stessa e non da soggetti diversi. Per cui deve essere tenuta distinta la responsabilità specifica della società dal fatto compiuto repentinamente ed istintivamente, come in questo caso, da una dipendente che si trovi a dover risolvere arbitrariamente un problema di lavorazione e lo faccia violando le norme antinfortunistiche di sua iniziativa.

Inoltre, quando ci riferiamo alla colpa della società parliamo di una colpa a livello di organizzazione, a livello appunto di struttura societaria, in quanto la società non si è preoccupata di prevedere il verificarsi di rischi evitabili, e conseguentemente organizzarsi in modo tale e di gestire correttamente la propria attività in funzione di questi rischi.

Solo così, con questa condotta colposa posta in essere ovviamente da un manager o dal dipendente della società, quest’ultima potrà commettere uno dei reati presupposto così come sono definiti appunto dal decreto in oggetto.

Conclusioni

Che principio possiamo desumere da questa sentenza? Il principio è molto semplice: da sola, l’assenza di un modello organizzativo di gestione e di controllo non è sufficiente a condannare una società in presenza di una violazione di quelle previste dal decreto legislativo n. 231/2001. Infatti, questa condizione è solo una delle quattro richieste dalla legge, che sono appunto:

  1. La relazione organica tra il soggetto responsabile del reato presupposto e l’impresa (la cosiddetta immedesimazione organica “rafforzata”): in altre parole deve sussistere un preciso rapporto tra chi pone in essere la condotta e chi ne deve rispondere vale a dire la società.
  2. La colpa di organizzazione come prima specificata;
  3. la presenza di un reato presupposto tra quelli previsti dal decreto legislativo n. 231/2001;
  4. che il comportamento che ha provocato la commissione del reato sia strettamente collegato ad un interesse o ad un vantaggio per la società.

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