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La responsabilità penale dell’impresa in conseguenza dei comportamenti di amministratori e dipendenti

25 Luglio 2022

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Quali sono le persone in grado di determinare la responsabilità penale della società e a quali condizioni.

Due sono le condizioni affinché l’operato di amministratori e dipendenti determini la responsabilità della società, che sono stabilite all’art. 5, D. Lgs. n. 231/2001:

  1. deve sussistere un rapporto particolare tra chi materialmente compie il reato e la società o l’ente responsabile. Detti soggetti si suddividono in due categorie: a) coloro i quali stanno al vertice, in posizione di comando (c.d. apici, es. l’amministratore delegato di una società, o in generale il manager); b) personale collocato sotto la direzione o vigilanza dei vertici (c.d. sottoposti ad es. i dipendenti);
  2. Il reato deve essere stato commesso per portare un beneficio o un vantaggio all’azienda (vedasi il caso del decesso della lavoratrice Luana D’Orazio dovuto ad una manomissione dei sistemi antinfortunistici del macchinario a cui era addetta per aumentarne i ritmi di produzione al fine quindi di incrementare i profitti dell’azienda in danno dei lavoratori).

Quale differenza sussiste tra un reato commesso da un “apice” e quello commesso da un “sottoposto”?

Questa distinzione tra “apici” e “sottoposti” è molto importante ai fini della responsabilità della società, in particolar modo perché diverse sono le conseguenze a seconda di chi commette il reato in termini di prove che debbono essere fornite dalla società per non essere condannata. Infatti:

  • se il reato è stato commesso da un “apice” ( l’amministratore delegato o il manager) affinché la società ne tragga beneficio o vantaggio (es. l’amministratore delegato corrompe il funzionario pubblico per ottenere un appalto), già questo fatto di per sé renderà responsabile la società. L’unica cosa che può fare la società per evitare una condanna consiste nel dimostrare che il reato è stato commesso su iniziativa personale dell’apice, magari anche eludendo i meccanismi di controllo e condivisione;
  • nel caso in cui, invece, il reato sia frutto del comportamento del “sottoposto”, non sarà più la società a doversi «discolpare», ma viceversa dovrà essere il Pubblico Ministero a dover dimostrare che il reato sia stato commesso da un “sottoposto” perché non sono state adottate le precauzioni previste dal decreto legislativo n. 231 del 2001, ed in particolar modo a causa della mancanza di un efficace modello di organizzazione, gestione e controllo (MOGC).

Come si individuano i soggetti di vertice o “apici”?

Gli “apici” sono le figure che gestiscono l’azienda nella quotidianità, concretamente. Quindi tutti coloro che svolgono funzioni direttive, va a dire hanno un potere decisionale sull’attività. Non è necessario che questo potere sia frutto di una investitura o designazione formale (si pensi ad esempio al cosiddetto “socio tiranno”, vale a dire il socio che ha le quote di maggioranza nell’azienda e ne condiziona ogni scelta).

Rientrano in questa categoria anche i dirigenti di una unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale (per esempio un direttore di stabilimento, di un supermercato, ecc.).

 

 

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Cosa si intende per agire nell’interesse o a vantaggio della società? In altre parole, quando il reato commesso da un dirigente o dipendente riguarda anche la società?

Agire nell’interesse significa compiere ogni azione che ha come riferimento esclusivo il beneficio per la società: si pensi al tragico esempio di cui abbiamo parlato poc’anzi di Luana D’Orazio; i periti hanno accertato che la violazione delle norme antinfortunistiche è servita esclusivamente ad accelerare la produzione di cui ovviamente beneficiava esclusivamente l’azienda. Tale criterio è facilmente riconoscibile anche a priori (ex ante): infatti è di tutta evidenza che ad esempio manomettere un macchinario rimuovendo dispositivi di sicurezza per rendere più spedito il lavoro giova indubbiamente all’azienda prima ancora che succeda l’infortunio.

Il vantaggio, che può sussistere anche quando la persona fisica non abbia agito nell’interesse della società, deve sempre essere valutato dopo che si sia verificato il fatto (ex post).

La società risponde anche se non si riesce a stabilire chi ha commesso il reato?

La responsabilità sussiste sia quando l’autore della società non è identificato e sia quando non è punibile e, in generale, tutte quelle volte in cui vi sia una causa di estinzione del reato avente natura personale, esclusivamente riferita all’autore della condotta (morte del reo, oblazione, prescrizione, amnistia). In altre parole, l’azienda non può dire di non sapere chi sia la persona che ha commesso il reato, ma risponde anche quando chi ha commesso il reato non può essere punito. Infine, l’azienda rimarrà comunque responsabile e ne pagherà le conseguenze in sede penale anche quando chi ha commesso il reato:

  1. è morto,
  2. oppure ha cancellato il reato con il pagamento allo Stato di una somma di denaro prestabilita (una sorta di multa),
  3. non può essere condannato perché il reato è prescritto (vale a dire è trascorso un tempo massimo previsto dalla legge dal momento della sua commissione),
  4. può usufruire dell’amnistia, che si verifica quando lo Stato rinuncia a perseguire determinati reati nei confronti di tutte le persone. Si tratta di un provvedimento generale, che ha l’effetto di assolvere la persona fisica (se il processo è in corso) oppure di cancellare le pene.

La società come può evitare le conseguenze del reato commesso da un suo dirigente?

La commissione di un reato da parte di un dirigente (apice) non comporta automaticamente una responsabilità a carico della società. Quindi non sempre e necessariamente l’azienda si vede penalmente coinvolta dal fatto commesso da chi prende le decisioni. La società potrà evitare sanzioni interdittive (divieto di compiere alcune attività) o pecuniarie (l’equivalente di una multa) allorquando dimostri:

  • che il reato è stato commesso nonostante l’adozione di un efficace MOGC;
  • che è presente un OdV dotato di idonei poteri di iniziativa e controllo;
  • che il reato è stato commesso dall’autore eludendo il MOGC;
  • che c’è stata una insufficiente o addirittura omessa vigilanza da parte dell’OdV.

In ogni caso si farà luogo alla confisca del profitto del reato, vale a dire che il beneficio economico derivante dalla commissione del reato sarà tolto all’azienda: ad esempio saranno confiscati i finanziamenti pubblici ottenuti dalla società per il tramite del suo amministratore che abbia truffato lo Stato.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo quindi affrontato il tema delle modalità con le quali la responsabilità penale si trasmette dalle persone fisiche che compongono la società a quest’ultima, ed i diversi modi in cui ciò può avvenire se ne sussistono le condizioni. Quindi, alla luce di quanto abbiamo spiegato, hai ancora qualche dubbio su chi siano gli apici ed i sottoposti? Ti chiedi se rivesti il ruolo di apice o sottoposto? Vorresti qualche chiarimento ulteriore in merito all’articolo? Scrivici un commento sull’argomento, saremo felici di risponderti.

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