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Le sanzioni previste dal decreto legislativo 231/2001: il meccanismo sanzionatorio conseguente alla responsabilità penale degli enti.

30 Luglio 2022

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Le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 231/2001

Le sanzioni previste dal decreto legislativo 231/2001 possono essere suddivise in due categorie: sanzioni pecuniarie (volgarizzabile in “multe”) e sanzioni interdittive (sempre volgarizzando: “divieto di fare qualcosa”):

  • la sanzione pecuniaria va da € 25.823,00 a € 1.549.370,00;

mentre le sanzioni interdittive sono:

  • l’interdizione dall’esercizio dell’attività (es. il pesantissimo divieto di continuare a svolgere l’attività d’impresa);
  • la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione (es. partecipare a gare d’appalto), salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  • il divieto di pubblicizzare beni o servizi;
  • la confisca (citando Altalexconsiste nell’espropriazione a favore dello Stato dei beni che servirono o furono destinati a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto”);
  • pubblicazione della sentenza.

Le sanzioni previste dal decreto legislativo  n. 231/2001: le sanzioni pecuniarie.

Il meccanismo di applicazione della sanzione amministrativa (la famosa “multa”) è incentrato su un sistema per quote, da 100 a 1.000, con un valore della singola quota da € 258,23 a € 1.549,37;

Come si determina la sanzione pecuniaria?

Sono tre i parametri per determinare il numero delle quote da applicare:

  1. dalla gravità del fatto, cioè la gravità oggettiva del reato presupposto, anche in relazione a fattori e circostanze relative alla società, come le lacune organizzative, l’entità del danno cagionato, il profitto economico o il vantaggio conseguito;
  2. dal grado di responsabilità dell’ente, che presuppone una verifica del grado di responsabilità e coinvolgimento dell’Ente, se l’illecito sia conseguenza di una politica aziendale orientata al crimine ovvero frutto di un fatto episodico;
  3. dall’attività posta in essere dall’ente per eliminare o attenute le conseguenze del fatto o per prevenire la commissione di ulteriori illeciti, con particolare riferimento a quanto fatto dopo il delitto per rimediare ai danni concretamente prodotti dall’illecito o per evitare il rischio di recidiva.

Invece, la determinazione dell’importo concreto di ogni singola quota dipende dalle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente, secondo i bilanci della società, in relazione alle dimensioni e al collocamento di mercato.

E’ possibile ridurre l’entità di una sanzione pecuniaria?

  1. La legge (art. 12, D. Lgs. n. 231/2001) riconoscere la natura premiante di determinati comportamenti concludenti, quali azioni riparative prima della apertura del processo, oppure rispetto al futuro in relazione a condotte virtuose, come l’adozione di un efficace MOGC (Modello Organizzativo di Gestione e Controllo).

Le sanzioni previste dal decreto legislativo  n. 231/2001: le sanzioni interdittive.

Sono applicabili temporaneamente per un minimo di tre mesi e un massimo di due anni e consistono:

  1. nel divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
  2. nell’interdizione dall’esercizio di un’attività.

E’ possibile l’applicazione congiunta di una sanzione interdittiva e una sanzione pecuniaria?

Possono essere applicate, anche in aggiunta a quelle pecuniarie, a condizione che ricorra almeno uno di questi due requisiti:

  1. dal reato presupposto sia derivato un profitto di rilevante entità o il reato sia stato commesso da soggetti posti in posizione apicale, ovvero in presenza di rilevanti carenze organizzative;
  2. si è in presenza di una reiterazione degli illeciti.

Cosa succede in caso di violazione di una sanzione interdittiva?

In caso di violazione dell’applicazione delle sanzioni interdittive si commette un vero e proprio reato, direttamente imputabile ad un apice” o ad un “sottoposto.

Vuoi saperne di più? Contattaci!

Le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 231/2001: la sanzione sostitutiva del commissariamento giudiziale.

Il commissario giudiziale viene nominato dal giudice penale affinché amministri l’azienda. Il giudice adotta tale decisione allo scopo di evitare l’interruzione dell’attività dell’azienda. È quindi un provvedimento alternativo a quello interdittivo che consente la continuazione dell’attività dell’impresa.

E’ possibile procedere alla nomina di un commissario giudiziale purché sussista almeno una delle seguenti condizioni:

  1. la società svolga un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività;
  2. l’interruzione dell’attività della società possa provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull’occupazione.

I presupposti per la nomina del commissario giudiziale

Si dà luogo alla nomina di un commissario giudiziale in presenza di due presupposti, uno positivo e l’altro negativo e delle condizioni previste alternativamente dalle lettere a) e b) dell’art. 15:

  1. presupposti positivi (art. 15, co. 1): si procede alla nomina di un commissario quando sussistono i presupposti per l’applicazione di una sanzione interdittiva, nel caso in cui ne derivi una interruzione dell’attività dell’ente;
  2. presupposti negativi (art. 15, co. 5): non si procede alla nomina di un commissario quando l’interruzione dell’attività è conseguenza dell’applicazione in via definitiva con sentenza di una sanzione interdittiva e quando le società siano già sottoposte alla vigilanza di enti governativi (CONSOB, Banca d’Italia, IVASS);

Il Commissario Giudiziale può essere previsto anche per un solo ramo d’azienda?

  1. La figura del commissario giudiziale può anche essere limitata, ex art. 14, ad un solo ramo di attività e la misura può essere disposta anche in via cautelare (vale a dire prima dello svolgimento del processo).

Le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 231/2001: effetti del ravvedimento della società successivo al reato.

Il ravvedimento successivo al reato consente di neutralizzare l’applicazione di sanzioni interdittive. Tale istituto non opera laddove si sia in presenza di una “impresa criminale”, ossia stabilmente dedita al crimine. Il ravvedimento successivo al reato (post delictum, cioè successivo al fatto criminoso) deve essere attuato prima della apertura del dibattimento, procedendo:

  1. al risarcimento integrale del danno e all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero adoperandosi efficacemente in tal senso in caso di impossibilità;
  2. eliminare le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  3. mettere a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.

Prima dell’apertura del dibattimento si può chiedere, ex art. 65, un termine per adempiere, dimostrando di essere stato nell’impossibilità oggettiva di poterlo fare prima.

Il ravvedimento

L’ipotesi in cui il reo desista spontaneamente dall’azione criminosa prima che questa abbia compiuto i suoi effetti o comunque si adoperi, dopo l’azione, perché l’evento non si realizzi: a seconda del grado di effettiva realizzazione del danno sociale cui dà luogo il reato, il ravveduto o non è considerato punibile o è punito con forti attenuanti.” Fonte

Le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 231/2001: La confisca.

La confisca è una sanzione afflittiva, obbligatoria e autonoma rispetto alle sanzioni pecuniarie e interdittive, che si applica a seguito di sentenza di condanna.

In caso di patteggiamento, la confisca è esclusa dall’accordo tra le parti, dovendo essere obbligatoriamente disposta dal giudice.

Per profitto si intende qualsiasi vantaggio economico, di diretta derivazione causale dal reato.

Per prezzo del reato si intende il compenso, dato o promesso, come corrispettivo per la condotta illecita.

E’ possibile procedere alla confisca per equivalente, quando non è possibile eseguire quella diretta, acquisendo danaro, beni o altra utilità di valore equivalente al profitto o al prezzo del reato.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo quindi affrontato il tema delle sanzioni previste dal decreto legislativo 231/2001. Come ti sarai reso conto il legislatore è andato giù pesante: molte di queste infatti possono mettere in ginocchio l’azienda o direttamente farla chiudere. Vale la pena quindi rischiare quando esistono degli strumenti come il Modello Organizzativo di Gestione e Controllo che può fortemente attenuare se non annullare la responsabilità dell’azienda? Lasciaci il tuo parere nei commenti e formulaci pure le tue domande. Saremo lieti di risponderti.

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