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Le nostre specializzazioni coprono i principali settori del diritto penale per garantire ai nostri assistiti un servizio all’altezza delle loro aspettative

responsabilità medica

Quando si parla di responsabilità medica si intende la produzione di un danno in conseguenza della violazione di norme di diligenza e di prudenza da parte dei sanitari. Per diligenza si intende la precisione, lo scrupolo e la cura richiesta all’operatore sanitario nello svolgimento del suo lavoro. Per prudenza invece si intende un l’atteggiamento di saggezza e previdenza che il medico deve tenere per cercare di evitare pericoli e danni ai pazienti.

Quando il sanitario (sia un medico, un infermiere, un operatore socio sanitario etc…) non si comporta in maniera sufficientemente diligente e prudente può andare incontro ad un processo penale ed essere condannato a risarcire il danno.

Al tempo stesso il paziente / vittima – sempre per i motivi di mancanza di diligenza o prudenza nell’operato del sanitario – ha diritto al risarcimento del danno subito. Il relativo diritto potrà essere fatto valere nel corso del processo penale attraverso la costituzione di parte civile (ovvero l’atto con il quale – in altre parole – la vittima si affianca al pubblico ministero per sostenere l’accusa nei confronti del medico che ha causato il danno), ovvero esclusivamente in ambito civilistico, portando il sanitario di fronte al Giudice del Tribunale per farlo condannare ad un risarcimento economico.

Lo Studio dell’avvocato Michele Mastromartino si trova quotidianamente ad affrontare casi di colpa medica in particolare nei casi di:

  • scoperta del problema di salute effettuata in ritardo (diagnosi in ritardo);
  • diagnosi errata in tutto o in parte;
  • intervento di routine eseguito non a regola d’arte e per mancanza di abilità;
  • aver inviato a casa il paziente (dimissione) pur non essendoci le condizioni (esempio quando il quadro clinico non è ancora stabilizzato);
  • dopo l’intervento il paziente non è stato seguito come avrebbe dovuto (carente assistenza post-operatoria);
  • aver contratto virus o infezioni mentre il paziente era ricoverato in ospedale;
  • assistenza in caso di evidenti mancanze di tipo organizzativo della struttura sanitaria ovvero strutturali;
  • quando al paziente non sono state fornite sufficienti informazioni in merito al tipo di intervento (omesso “consenso informato”).

In base all’ultra ventennale esperienza dello studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino di vi sono alcune specializzazioni mediche nelle quali capita spesso che i pazienti incorrano in casi di responsabilità medica ed in particolare:

  • ginecologia e ostetricia;
  • ortopedia;
  • chirurgia.

sicurezza sul lavoro

Quando si parla di infortuni sul lavoro si intende la produzione di un danno al lavoratore in conseguenza della violazione di norme di diligenza e di prudenza da parte degli imprenditori. Pure in questo ambito per diligenza e prudenza si intendono i concetti già spiegati in relazione alla responsabilità medica.

Anche in questi casi, da un punto di vista dell’imprenditore, la condotta può esporlo ad un procedimento penale o risarcitorio.

Dal punto di vista del lavoratore infortunato o del terzo che subisce accidentalmente un danno, si genera un diritto al risarcimento, da far valere o in ambito penale attraverso la costituzione di parte civile, ovvero esclusivamente in ambito civilistico (vedasi sopra).

Lo studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino tratta quotidianamente casi di infortuni sul lavoro (che scaturiscono dalla violazione delle norme sul c.d. Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro, disciplinato con il decreto legislativo del 9 aprile 2008 numero 81).

Lo studio dell’avvocato Michele Mastromartino – al fine di offrire la migliore assistenza all’azienda – stabilisce un rapporto di lungo periodo con l’azienda, attraverso l’instaurazione di una stretta connessione con il cliente. In questo modo è possibile “gestire” il rischio connesso alle lavorazioni eseguite dall’impresa ed alle attività portate avanti dalla stessa. Per conseguire l’obiettivo di scongiurare i rischi di responsabilità penale e civile dell’imprenditore lo studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino adotta quale strumento principale i modelli di gestione del rischio ai sensi della Legge numero  231 del 2001. Attraverso detti strumenti lo studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino è in grado di:

  • prevedere il rischio;
  • evitare all’azienda di esporsi ad un rischio penale di impresa, quasi confezionando una sorta di “abito su misura”. Infatti, la legge numero 231 del 2001 ha introdotto una nuova forma di responsabilità penale che si aggiunge a quella del legale rappresentante. In base a questa legge, infatti, anche l’azienda può subire delle conseguenze penali nel caso in cui venga riconosciuta responsabile della commissione di un reato tramite i suoi organi decisionali. A titolo di esempio, infatti, nei casi più gravi il giudice può arrivare a rimuovere il consiglio d’amministrazione dell’impresa e sostituirlo con altro da lui nominato, togliendo di fatto il controllo e la gestione dell’impresa all’imprenditore.

Lo studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino offre un’assistenza sempre all’avanguardia in virtù del costante aggiornamento sulle nuove sentenze che sono pubblicate nelle riviste di settore.

Cosa offre quindi lo studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino in tema di infortuni sul lavoro?

  • Presenza di un rappresentante dello Studio in tempo reale nel caso di visite da parte di organismi di controllo (es. ispettorato del lavoro, asl etc.);
  • supporto nel caso in cui l’azienda riceva una multa;
  • difesa dell’azienda per procedimenti penali in caso di infortuni sul lavoro anche mortali o malattie professionali;
  • supporto per il miglioramento degli standard di sicurezza dei documenti aziendali (DVR, DUVRI, etc.) in maniera dinamica, vale a dire tenendo sempre conto del quadro normativo in costante evoluzione;
  • scrittura, miglioramento o aggiunta di contenuti ai contratti, con particolare riferimento alla normativa in materia di appalti e dei rischi da interferenza ai fini antinfortunistici e di previdenza.

reati contro la persona, l’onore e la libertà sessuale

Lo Studio legale dell’avvocato Michele Mastromartino, inoltre, tratta normalmente casi di reati contro la famiglia, contro la persona, contro l’onore o dei delitti contro la libertà individuale, statisticamente molto frequenti.

In particolare:

  • la violazione degli obblighi di assistenza familiare (ad esempio, quando un coniuge obbligato ripetutamente non versa i soldi del mantenimento stabilito in sede di separazione, da far versare in una condizione di bisogno il soggetto che deve ricevere il mantenimento) – art. 570 c.p. e art. 570 bis c.p.;
  • i maltrattamenti contro i familiari conviventi (ad esempio, quando con frequenza vi siano delle vere e proprie condotte abituali di violenza e prevaricazione) – art. 572 c.p.;
  • l’omicidio, in tutte le sue forme previste dal codice penale – art. 575 e ss. c.p. –, anche in caso di omicidio stradale (ad esempio in caso di incidenti stradali, conseguenti a condotte di guida sotto l’effetto di alcool o stupefacenti, ovvero condotte di guida imprudenti) – art. 589 bis c.p.;
  • le lesioni personali – 590 c.p., anche quelle relative alle lesioni stradali (ad esempio, in caso di incidenti stradali, conseguenti a condotte di guida sotto l’effetto di alcool o stupefacenti, ovvero condotte di guida imprudenti) – art. 590 bis c.p.;
  • la diffamazione (ad esempio, quando si offende l’onore di una persona pubblicamente o anche, come spesso accade di frequente, su Facebook, Instagram, Tik Tok, o i più comuni social network) – art. 595 c.p.;
  • la violenza sessuale (ad esempio, quando soprattutto una donna viene aggredita e costretta a subire atti sessuali contro la sua volontà) – art. 609 bis c.p.;
  • lo stalking (ad esempio, quando soprattutto le donne sono minacciate e molestate, tanto da entrare in una angoscia tale da modificare addirittura le proprie abitudini di vita) – art. 612 bis c.p.;

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reati in materia di stupefacenti

La materia, nel disciplinare le questioni connesso al tema delicato degli stupefacenti, è la conseguenza del sentimento politico dominante in un certo periodo storico. Infatti, non è soltanto l’intervento legislativo che qualifica il relativo possesso, ma l’applicazione pratica secondo il diritto vivente della Corte di Cassazione e, in particolare, gli interventi correttivi della Corte Costituzionale.

Il T.U. sugli Stupefacenti, il DPR 9 ottobre 1990, n. 309, punisce le condotte di chi senza autorizzazione fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo, importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene (art. 73, DPR n. n. 309/1990).

Solitamente le pene si differenziano a seconda se la condotta vietata riguardi il possesso di droghe leggere (per esempio hashish e marjuana) o droghe pesanti (per esempio eroina e cocaina).

Ci possono essere dei casi in cui il possesso vietato dello stupefacente sia di lieve entità (art. 73, co. 5, DPR n. n. 309/1990); in questi casi le pene sono di gran lunga inferiori rispetto alle ipotesi gravi di possesso.

Infine, in alcuni casi, il possesso di stupefacente se risulta che è per uso personale (art. 75, DPR n. n. 309/1990) comporta soltanto una segnalazione del soggetto alla Autorità amministrativa competente per territorio, ossia le Prefetture, senza alcun tipo di conseguenza di natura penale, ma soltanto con conseguenze di carattere amministrativo, in particolare in ordine alla sottoposizione a visite mediche periodiche ai fini del rinnovo della patente.

Accade di frequente che i ragazzi, anche non capendo a pieno la portata illecita della loro condotta, oltre che per i rischi per la salute, usino sostanze stupefacenti, soprattutto di droghe leggere quali hashish e marjuana; in questi casi, evidenziando che non ci sono strumenti per il taglio dello stupefacente, per la pesatura, oppure date le modalità con cui è confezionato lo stesso, è possibile dimostrare che il possesso certamente non è finalizzato allo spaccio ma è limitato esclusivamente per uso personale.

A volte capita che ci sia una coltivazione di marjuana. Anche in questi casi, in alcune circostanze, anche la coltivazione del tutto rudimentale può essere dimostrato l’uso personale.

Recentemente, anche grazie alla Legge 2 dicembre 2016, n. 242, la coltivazione della cannabis è legale, in quanto il THC (ossia il principio attivo) contenuto entro determinate soglie (0,60%), consente la destinazione a fini del tutto leciti.

reati contro la pubblica amministrazione

Le condotte dei reati contro la Pubblica Amministrazione qualificano da anni l’attività professionale dello Studio, anche grazie alla notevole esperienza amministrativa accumulata negli anni dal suo titolare, l’Avvocato Michele Mastromartino.

Il ruolo di pubblico ufficiale, sia un amministratore eletto (Presidente di Regione, Presidente di Provincia, Sindaco, consigliere comunale, provinciale o regionale), ovvero un amministratore nominato (in particolare Assessore, o Presidente di Enti o Aziende Speciali), oppure anche Funzionari Pubblici dei vari enti statali, regionali, provinciali o comunali, espone sempre più a molti rischi.

A volte, spesso anche non sapendo, si rischia di usare un’auto o un’utenza pubblica per questioni private, ovvero, dopo aver compiuto un atto dovuto, si accettano regalie oltre i limiti consentiti dal Codice di Comportamento dei dipendenti Pubblici di cui al D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62, fino ad arrivare a delle forme di maggiore gravità quali quelle corruttive ovvero di concussione.

Capita a volte che si violino anche dei doveri di astensione, producendo un indebito favoritismo di taluno a danno di altri.

In tutti questi casi il soggetto viene esposto ad un procedimento penale con delle conseguenze delicate sia in ordine al proprio ruolo lavorativo, sia di carattere personale circa gli esiti processuali.

I reati statisticamente più frequenti sono i seguenti:

  • il peculato (quando ci si appropria della cosa pubblica, in sostanza il furto del pubblico ufficiale) – art. 314 c.p.;
  • la concussione (ossia la condotta prevaricatrice del pubblico ufficiale che pretende qualche vantaggio o utilità per svolgere il proprio incarico, in sostanza l’estorsione del pubblico ufficiale) – art. 317 c.p.;
  • la corruzione, sia nella forma di corruzione per l’esercizio della funzione (ad esempio, ad esempio, quando un pubblico ufficiale chiede o accetta anche la semplice promessa di vantaggi o utilità per fare qualcosa che deve) – art. 318 c.p., sia nella forma più grave della corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (ad esempio, quando un pubblico ufficiale chiede o accetta anche la semplice promessa di vantaggi o utilità per non fare qualcosa che deve o per fare qualcosa che non deve) – art. 319 c.p.;
  • l’induzione indebita a dare o a promettere utilità (ad esempio, quando un pubblico ufficiale “convince” il soggetto indotto a fare qualcosa non dovuto) – art. 319 quater c.p., in questi casi anche l’indotto subisce un procedimento penale, per aver omesso di denunciare e scelto di accettare l’imposizione del pubblico ufficiale;
  • l’abuso d’ufficio (ad esempio, quando un pubblico ufficiale viola leggi e regolamenti o non si astiene favorendo o danneggiando ingiustamente qualcuno a discapito di altri) art. 323 c.p.;

misure di prevenzione e white list

Negli ultimi anni le misure di prevenzione stanno progressivamente espandendosi nella loro applicazione pratica.

In base al D. Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, c.d. T.U. Antimafia, le misure di prevenzione assumono una sempre maggiore rilevanza non soltanto sotto un profilo personale, ma anche e soprattutto sotto un profilo patrimoniale.

Nel primo caso, sotto un profilo personale, la loro applicazione presuppone che il proposto possa essere considerato una persona attualmente pericolosa. In questi casi si parla sia di pericolosità generica, ossia quella di un qualunque soggetto che abitualmente sia dedito ad attività delittuose dalle quali trae il proprio sostentamento di vita, sia di pericolosità qualificata, ossia quella di un soggetto che è ritenuto appartenente ad un contesto di criminalità organizzata.

In questi casi la risposta dello Stato può arrivare all’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in un determinato comune, per la durata massima di cinque anni.

Congiuntamente o disgiuntamente dalla sorveglianza speciale può essere disposta una misura di prevenzione patrimoniale che riguarda i beni mobili e immobili del soggetto ritenuto pericoloso, attraverso l’adozione di un sequestro finalizzato alla confisca di prevenzione di tutti quei beni che appartengono direttamente o indirettamente, ossia a prestanomi, al soggetto considerato pericoloso.

In caso di applicazione disgiunta delle misure di prevenzione patrimoniali dalla misura di prevenzione personale, è necessario però dimostrare che quei beni che si intendono confiscare sono stati acquistati nel periodo durante il quale il soggetto era considerato pericoloso, soprattutto quando non c’è proporzione tra il reddito dichiarato e il valore dei beni posseduti.

In questi casi la definitiva confisca produce un trasferimento di quei beni in capo allo Stato.

Ultimamente le Prefetture territoriali, anche in ragione dell’utilizzo dei fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), stanno procedendo ad una costante implementazione delle c.d. interdittive antimafia, ossia delle informative con le quali si evidenziano particolari contiguità con contesti di criminalità organizzata. La capacità di dimostrare la assoluta estraneità a detti contesti è particolarmente determinante nei confronti delle aziende interessate, atteso che il mancato inserimento nelle c.d. white list delle Prefetture produce una impossibilità di contrattare con la Pubblica Amministrazione, precludendosi la possibilità di partecipare alle varie gare di appalto.