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Il meccanismo di sanatoria delle opere abusive: quali i rimedi amministrativi.

19 Aprile 2022

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a cura dell’Avv. Marco Alessandro Zampino

L’accertamento di conformità, disciplinato dall’art. 36 del DPR n. 380/2001, è causa estintiva speciale dei reati edilizi ed è stato definito come uno strumento ordinario di recupero e sanatoria delle opere abusive, caratterizzato da una verifica di conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia e da sbarramenti amministrativi e temporali.

Vengono così sanati i c.d. abusi formali alla presenza di taluni requisiti imprescindibili:

  1. opere realizzate in assenza di permesso di costruire od in difformità dallo stesso o in assenza di D.I.A. alternativa al permesso;
  2. limiti temporali;
  3. soggetti legittimati rappresentati dal responsabile abuso o attuale proprietario dell’immobile;
  4. pagamento di una somma a titolo di oblazione;
  5. pronuncia del responsabile procedimento competente comunale entro 60 gg. decorsi i quasi l’accertamento in conformità si intende rifiutato salvo rilascio tardivo;
  6. opere realizzate conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della loro realizzazione, sia al momento della presentazione della domanda (requisito della doppia conformità).

E’ bene precisare in tale sede che devono essere scongiurate prasidi incaricare a pubblici funzionari di seguire, dietro compenso, l’iter della pratica presso gli uffici comunali; si verifica un vero e proprio svilimento della funzione, incorrendo nel reato di corruzione per l’esercizio della funzione, punito dall’art. 318 c.p.

L’art. 45, comma terzo del DPR n. 380/2001 stabilisce che il rilascio del permesso in sanatoria “estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti” con la precisazione doverosa, pervenutaci dalla Giurisprudenza di legittimità pressoché uniformemente, che da tale norma sono esclusi i reati relativi a violazioni della normativa in materia di costruzioni in zona sismica, i reati in materia di opere in conglomerato cementizio, i reati paesaggistici e quelli relativi alla tutela del patrimonio storico architettonico, nonché i reati in materia di aree protette. Tra i reati esclusi rientra, inoltre, la lottizzazione abusiva.

L’efficacia estintiva della sanatoria è, inoltre, prodotta dall’emissione del permesso di costruire, con la conseguenza che solo tale titolo legittima l’intervento sanato ed estingue il reato, mentre deve escludersi la possibilità che i medesimi effetti possano essere prodotti da atti equipollenti. L’estinzione del reato quale conseguenza della sanatoria opera oggettivamente a seguito dell’eliminazione dell’antigiuridicità penale del comportamento illecito e possono quindi beneficiarne tutti i soggetti corresponsabili dell’esecuzione dell’opera abusiva e non il solo richiedente.

Il rilascio della sanatoria, però, produrrà comunque effetti relativamente all’ordine di demolizione, che potrà essere revocato o comunque non applicato.

È bene fare breve cenno a ciò che è prescritto per le località sismiche data la peculiarità morfologica del nostro territorio che fa rientrare buona parte del nostro paese nell’ambito applicativo di tale normativa, anche in caso di necessità di ricorrere alla “sanatoriaex art. 36 T.U. edilizia.

Anzitutto è prescritta la cosiddetta “denuncia dei lavori”: chiunque intenda nelle predette località procedere a costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni è tenuto a darne preavviso scritto al competente ufficio tecnico della regione Si tratta di una domanda, alla quale va allegato il progetto di costruzione firmato dal tecnico competente e dal direttore dei lavori. Tutte le “denunce” vanno annotate in apposito “registro” tenuto da ogni comune di località sismica, che deve essere esibito, a semplice richiesta, ai funzionari, ufficiali o agenti preposti alla vigilanza.

L’inizio dei lavori è subordinato ad una preventiva “autorizzazione” scritta da rilasciarsi da parte dell’Ufficio tecnico regionale. Sono esonerati da tale autorizzazione le costruzioni da realizzarsi in località “a basso rischio sismico”.

Subito dopo il rilascio, l’autorizzazione viene comunicata al comune per il rilascio del “permesso edilizio”. Trattasi di due atti distinti che perseguono interessi pubblici diversi: il primo per la sicurezza delle costruzioni, il secondo per l’ordinato sviluppo urbanistico.

La violazione delle norme antisismiche comporta l’applicazione di specifiche sanzioni. In particolare, una volta accertate da parte degli organi pubblici competenti le infrazioni e le violazioni perpetrate, il dirigente dell’ufficio tecnico regionale trasmette il relativo processo verbale all’autorità giudiziaria competente, ordinando contemporaneamente al proprietario, nonché al direttore o appaltatore od esecutore delle opere, la sospensione dei lavori in attesa della pronuncia dell’autorità giudiziaria. Quest’ultima può ordinare la demolizione delle opere, ovvero impartire le prescrizioni necessarie per rendere le opere stesse conformi alla normativa antisismica. Nell’ipotesi in cui il reato sia estinto per qualsiasi causa i poteri di demolizione o di ordine di conformazione delle opere alle disposizioni antisismiche spettano al presidente della giunta regionale ex art. 94 co. 3. DPR cit. – al quale si può adire con ricorso gerarchico – che al riguardo emette provvedimento definitivo, previo parere dell’organo tecnico consultivo regionale.

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